Silvia Vari “Polvere”


“Polvere” di Silvia Vari


/pól·ve·re/
sostantivo femminile · sostantivo maschile
Terra arida, in minutissime particelle incoerenti, che si forma al suolo e, sollevata e trasportata dal vento, si posa sugli oggetti:
le strade di campagna erano piene di p.;
avere gli occhi rossi per la p.;
mobili, libri pieni di p.;
fig., indicando la polvere il disuso, l’abbandono,
la scomparsa di antichi mondi e civiltà: arnesi coperti di p.,
non più usati, abbandonati; la p. del passato; trarre dalla p., dall’oblio.


I ricordi famigliari, lontani dalla mia quotidianità, pesano come una coperta antica. Sbiadita e polverosa ma presente.


Polvere sono i colori dell’infanzia, la scia degli affetti.


Perché la Polvere si posa sulle cose e crea una patina che spesso non fa vedere ciò che si nasconde al di sotto della superficie.
Sono Polvere le persone che ci hanno lasciato.
È una vita che non c’è più.


Polvere è quello che resta nei cassetti quando si ricerca qualcosa di vecchio.
é Polvere il ricordo, immateriale, impalpabile, che fa ancora parte dell’ambiente.
della Polvere ci si vuole sbarazzare ma resta sempre, presente, invadente e così rassicurante.

Silvia Vari

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